METAFORA COME MODALITA' DI PENSIERO
NELLA GESTIONE D'AULA

di Patrizia Rovati

La particolare modalità di pensiero che ha nella metafora la sua espressione prende le mosse da quei processi cibernetici e sistemici che Bateson, fin dal 1942, aveva ravvisato come principi regolatori dei sistemi interattivi. Bateson, che considerava la logica uno strumento molto elegante di conoscenza ma poco adatto alla comprensione delle cose viventi, si oppose alla concezione lineare e assunse come quadro metodologico quelle "interrelazioni" dove a giocare il ruolo determinante sono meccanismi circolari di regolazione. "L'intero tessuto delle cose viventi non è fabbricato con la logica" -ribadiva egli stesso in una conversazione con Fritjof Capra- e così continuava: "Vede, quando si hanno intere catene circolari di cause ed effetti come avviene sempre nel mondo vivente, l'uso della logica ci fa entrare in paradossi". Per Bateson le persone pensano per relazioni e queste sono l'essenza del mondo vivente; descrivere il mondo vuol dire allora parlare di relazioni e il linguaggio di relazione per eccellenza è la metafora. La metafora è l'intero tessuto delle interconnessioni mentali "e si trova -dice Bateson- alla base stessa della vita".

PNL E USO DELLA METAFORA IN AULA

Come modalità di pensiero, la metafora è congruente con il modello PNL ed è la rappresentazione "metaforica" dei suoi presupposti. Ad esempio "La mappa non è il territorio" riguarda il modello stesso della PNL: se in aula si utilizzassero solo approcci logici, si proporrebbe la nostra mappa del mondo come se fosse il territorio; mentre la rappresentazione metaforica ingloba più mappe, riunisce criteri diversi, crea i presupposti per nuove connessioni. E ci permette, inoltre, di superare la dicotomia tra le diverse rappresentazioni della realtà dandoci la possibilità di far coesistere più valori. Con una metafora condensiamo in un'immagine più significati, superando l'informazione linguistica e ponendoci ad un meta-livello. Usare la metafora in aula significa quindi co-creare con le persone una conoscenza in quel contesto e in quel momento. La metafora appartiene a chi la dice e a chi l'ascolta poiché con essa parliamo della relazione tra le cose, rendiamo flessibile il pensiero, generiamo possibili cambiamenti.
Considerare la metafora solo strumento o rituale significa rimanere vincolati al suo aspetto tecnicistico, mentre ascriverla a un modo di pensare rende il formatore congruente con il modello PNL.
In aula la metafora può essere utilizzata con varie modalità: in apertura di un corso, ad esempio, poiché essa crea il percorso,- "Tutto ciò che accade lo scrivi, tutto ciò che scrivo, accade"-, definisce ciò che costruiremo, intreccia obiettivi impliciti ed espliciti, aspettative individuali e mete del formatore; ma anche per l'apprendimento: un racconto metaforico ben costruito può portare le persone a rendersi conto di relazioni a cui non avevano pensato facendosi parte attiva di un processo di apprendimento più semplice e creativo. O per creare stati diversi: dalla curiosità alla motivazione alla fiducia; il racconto può essere vago a sufficienza per permettere alle persone di accedere (e di usare) alle proprie risorse, utilizzando i vari significati che a livello inconscio possono scattare proprio per colmare le lacune della metafora, seguendo in ciò il processo collaudato con grande successo da Milton Erickson. O ancora per uscire da una logica di causa-effetto, di rigide equivalenze complesse, ampliando il campo delle possibili connessioni e soluzioni, superando convinzioni limitanti e ristrutturando significati. Oppure come feed-back, come risposta a una domanda particolare o al comportamento di un partecipante entrando in relazione con "empatia e passionalità". E può significare anche assumere il vero potere del guerriero di Don Juan, che conosce la vera umiltà di non abbassarsi di fronte a nessuno e di non permettere a nessuno di abbassarsi di fronte a lui.
E può inoltre divenire la risposta alla lettura del sistema, quasi una possibile reinterpretazione di ciò che come osservatori e co-autori si vuole restituire al sistema stesso, e quindi servire a confermare o a ristrutturare ciò che sta avvenendo in aula.
La metafora di chiusura, invece, rappresenta la storia del gruppo e del corso; essa lascia volontariamente sospese delle risposte ed enfatizza quella "complicità emotiva" che si è creata in aula, oltre, naturalmente, a chiudere la cornice aperta il primo giorno.
Infine, l'uso della metafora come "problem solving" è un metodo altamente creativo. Si trasforma il problema in una metafora e si elabora, per poi analizzare e risolvere la metafora come se fosse il problema stesso; si ritorna poi alla definizione del problema trasferendo al problema reale le soluzioni metaforiche trovate. Tale modalità permette alle persone di trovare molte più soluzioni perché in questo modo hanno la possibilità di allontanarsi dalle rigide cornici "logiche", in cui pongono il problema, che sono poi quelle che rendono difficile trovare soluzioni creative. Come è stato dimostrato, del resto, nella sfida tra uomo e computer: fino a quando la mente umana si è lasciata intrappolare in uno schema logico e procedurale, essa è sempre stata sopraffatta dalla maggior velocità della macchina che invece ha superato quando ha iniziato ad assemblare le proprie competenze non in modo sequenziale, ma utilizzando entrambi gli emisferi, trovando connessioni creative e procedendo per salti in modo olistico e intuitivo. E proprio in questo senso le metafore possono essere costruite dai partecipanti perché passino dallo stato presente a quello desiderato trovando tutte le risorse necessarie per raggiungere l'obiettivo, ed escludendo la parte consapevole che potrebbe rallentare e complicare questo traguardo.

CONCLUSIONE

Ma ecco alcune considerazioni e precisazioni finali: un corso deve avere ritmo, movimento; e occorre renderlo fluido, cucendo tra loro le varie parti, ma questo non è sufficiente. Occorre anche un altro ingrediente: il colore, e il colore per eccellenza è l'immagine.
Ogni idea dovrebbe avere la sua immagine e la loro unione dovrebbe passare soltanto dal cuore. L'immagine è una parola o un insieme di parole che vengono colte dalla lingua, nel loro valore, proprio per essere trasferite, traslate in un altro significato, senza avere alcun rapporto apparente: il rapporto si crea per associazione di idee. Attingiamo le nostre immagini da un piano sensoriale (visivo, auditivo, tattile) da un mondo reale, materiale.
A volte mi accade di aver strutturato un corso, di averne studiato schemi e passaggi, ma è come se vedessi e sentissi che manca ancora qualcosa. allora prendo dalla mia libreria qualche libro di storie, di fiabe, e li apro a caso. La mattina, entrando in aula, mi accorgo che qua e là si disseminano storielle, piccoli racconti e metafore; e mi accorgo che tutto il corso è passato dall'interazione tra i due emisferi e... vi assicuro che io mi fido molto di quello destro!

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