IL ROCK E' MORTO,
IL ROCK VIVE PER SEMPRE

di Gianni Fortunato

 

Ogni tanto, nel corso dell'evoluzione di una disciplina, si rende necessario fare il punto della situazione. Questa esigenza è particolarmente sentita, almeno in Italia, per la Pnl, i cui sviluppi a volte sembrano contraddire o mettere in discussione gli assunti di base. In altre parole è diventato particolarmente difficile dire che cosa è la Pnl, in che consiste la sua specificità, quale è veramente il suo campo d'applicazione.
In più si può intravedere un possibile conflitto (teorico) tra conservatori (per esempio Bandler con le submodalità, Tad James e la linea del tempo) e vari filoni non ortodossi (per esempio Dilts e i livelli logici, le sorelle Andreas e i nuclei profondi del sé ecc.). Vorrei dimostrare prima di tutto che, epistemologicamente, era logico aspettarsi tutto ciò e in qualche modo lo stato presente della Pnl è ancora coerente con i veri presupposti operazionali che non sono quelli classificati dai Pnlisti.
Infatti se ripartiamo dall'idea che per me è l'unica che spiega l'impostazione della Pnl, di rifondare la psicologia con le stesse regole della Fisica (e quindi osservabilità e ripetibilità dei fenomeni, ricerca delle costanti, della differenza che fa la differenza, di modelli e paradigmi -la cosiddetta teoria- che consentano ulteriori ricerche e sviluppi e che si validano per a) le nuove scoperte che permettono; b) i risultati che producono; c) la quantità di fenomeni che raggruppano) possiamo constatare che la Pnl ha seguito lo stesso percorso della Fisica dai primordi ad oggi.
Sia detto en passant, la confusione nasce unicamente dal fatto che Bandler e Grinder sembravano concepire tutta la Fisica (e quindi la Pnl) come se fosse limitata alla fisica sperimentale, cioè al famoso "sensorialmente basato".

Ora, la fisica moderna è ampiamente uscita dal sensorialmente basato, in molti modi che possiamo trovare per analogia in Pnl:

1) I modelli fondamentali della fisica moderna non hanno nulla di sensorialmente basato, sono modelli matematici -"meta" nel nostro linguaggio- che spesso solo i calcolatori possono elaborare e sono dichiaratamente "processi" e non "cose"; la Pln ha dovuto accettare la necessità di livelli logici astratti e non dimostrabili quali per esempio Identità e Missione;
2) Einstein e Heisenberg hanno dimostrato che non si può prescindere dalla presenza dell'osservatore e del suo sistema di riferimento, con le conseguenze che:

  1. c'è un limite alla conoscibilità, che di nuovo implica la necessità di creare modelli fondati su presupposti non sensoriali;
  2. il significante (cioè il sensorialmente fondato) non ha alcuna importanza se qualcuno non gli attribuisce un significato. Allora l'interesse si sposta sul "come" (o perché) qualcuno attribuisce un certo significato e questo non può in alcun modo essere ricercato nel sensorialmente basato e nemmeno nelle strategie o rappresentazioni interne perché anche queste sono regolate da leggi la cui essenza non è né rappresentata né rappresentabile;
  3. un importante corollario di tutto questo è che l'Osservatore vede solo quello che i suoi strumenti di osservazione gli consentono di vedere: un esempio clamoroso a mio parere è il fatto che alcuni non Pnlisti hanno potuto rileggere lavori di Milton Erickson, arcinoti e arcicommentati, in chiave di Identità, laddove tutti i chiosatori precedenti (inclusi ahimè Bandler e Grinder) avevano "visto" si e no comportamenti. Anche questo è un modo in cui l'interazione Osservatore-osservato produce perturbazioni (in questo caso riduzioni e sotto valutazioni) e dovrebbe portarci a diffidare dell'oggettività della Pnl e della cosiddetta "pura" osservazione che si vuole avulsa dalla teoria;

3) l'altro filone della fisica moderna si occupa del "caso" (e del caos) e delle leggi statistiche che descrivono la "realtà" come un prodotto effimero, miracolosamente stabile solo in apparenza, continuamente mutevole e retta da processi di equilibrio di energie: non mi soffermo sulle implicazioni per questo senso che mi sembra sostituire (con profitto) i concetti di "volontà", coscienza, evoluzione, a quelli deterministici.

Detto ciò, rimarrebbe da porsi la domanda se l'evoluzione della Pnl così parallela a quella della fisica sia una mera coincidenza o una via obbligata, cioè se l'impostazione di base porti necessariamente fisica e Pnl allo stesso sviluppo secondo un copione implicito e immanente alle "regole" iniziali.

E se fosse così, quali Pnl avremmo oggi se fossimo partiti da metodiche (o metafore?) diverse, ad esempio: l'economia, la meteorologia, la matematica, l'etica, la filosofia, il buddismo ecc.? Temo che dovremo posporre la risposta a questi interrogativi... Per intanto facciamo il punto su questa Pnl, ed è un augurio di buon lavoro, poi chissà. Per fortuna c'è ancora tanto da fare: per i prossimi cento anni almeno non ci annoieremo.
Al di là di tutto questo però resta, per me, un punto fermo: se il rock muore -dice una canzone- la "rockità" vivrà per sempre: tradotta per noi questo significa che, come ho modestamente cercato di mostrare, una Pnl, la prima, è già morta, la seconda agonizza, la terza quella spiritualista, è appena neonata e si chiamerà Pnl solo perché ormai è il cognome di famiglia, mentre quello che secondo me sopravviverà è lo spirito con cui noi la insegnano, è l'operazione di cultura nel senso pieno, umanistico, che distingue l'apporto della scuola italiana dalle altre. E' la cura della relazione, sono parole e concetti organizzatori come "intenzione", "autenticità", "Cuore"; non voglio esagerare ma parlo dello spirito di un vero e sano laicismo che critica perfino se stesso ed è così demodé oggigiorno, sono tutti gli apporti "altro" dalla Pnl che invitano ad aprire la mente e superare le chiese e le visioni ristrette. Questo non morirà. Di questo andrò fiero anche quando la Pnl quella roba da bravi meccanici degli ingranaggi dei robottini che popolano la Terra, così come troppi ancora la presentano, sarà morta e sepolta.

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