L'USO DELLA PNL NELLA SCUOLA
di Domenico Decimo

 

L'ALTRA FACCIA DEL COMPORTAMENTISMO

Dal punto di vista di un osservatore esterno il processo educativo può essere descritto come un processo di apprendimento di nuovi comportamenti. Di quali?
Uno dei presupposti di base della PNL è che mente e corpo formano un unico sistema. La conseguenza immediata e pratica è che NON è possibile isolare una parte del sistema dal suo insieme poiché le parti di un sistema coevolvono.
Per la PNL i comportamenti di una persona comprendono sia i comportamenti esterni (azioni) che quelli interni (più comunemente conosciuti come sensazioni, pensieri ed emozioni).
I comportamenti interni, a differenza degli altri, sono elementi soggettivi che presiedono o decidono prioritariamente dei comportamenti esterni (azioni); questi ultimi, invece, contribuiscono a definire i comportamenti interni, ma non li determinano. Poiché la dimostrazione dell'importanza del processo di apprendimento per la persona è l'avere ottenuto prioritariamente dentro di sé un cambiamento, esso sarà tanto più significativo quanto più inciderà sui comportamenti interni (sensazioni, pensieri ed emozioni).

LA MAPPA NON E' IL TERRITORIO

Questo è uno dei presupposti base della PNL. In altri termini possiamo dire che le persone sono diverse tra loro non solo fisiologicamente ma anche nelle loro elaborazioni mentali che li portano ad assumere comportamenti conseguenti.
Per la PNL, la chiave di volta che permette di accedere alla mappa della persona è la struttura sensoriale percettiva dei 5 sensi. Essa ha base genetica ed è l'unica attraverso la quale la persona progressivamente costruisce la propria mappa. In modo sempre più complesso nel corso della propria vita, la persona aggiunge dati percettivi provenienti dall'esterno e dall'interno e costruisce rappresentazioni sensorialmente basate di comportamenti, strategie, capacità, credenze, valori, ecc..
La PNL ha dimostrato attraverso un'indagine ormai più che decennale che gli esseri umani utilizzano i cinque sensi, di cui sono egualmente tutti dotati, con modalità differenziate e producono così effetti diversi non solo sulla percezione del mondo esterno, ma soprattutto sulla costruzione della propria mappa o rappresentazione del mondo. Inoltre la mappa stessa agisce anche come filtro rispetto alle modalità di funzionamento dei sistemi percettivi sensoriali.
UN importante contributo della PNL consiste nell'avere dimostrato praticamente che la struttura soggettiva (ovvero la mappa) viene e può essere manipolata dalla persona usando lo stesso codice sensoriale che utilizza il sistema percettivo esterno (5 sensi).
A partire da queste considerazioni il compito del docente può diventare quello di sezionare "passo passo" la struttura del pensiero umano e di identificare i vari "linguaggi" che i soggetti usano per pensare. E' evidente la connessione di tale compito con quel lavoro che i docenti richiedono ai loro allievi e che è conosciuto con il nome di "apprendimento della disciplina".

LE FASI DI APPRENDIMENTO

Disaggregare le diverse fasi permette di evidenziare le possibili ipotesi di intervento con la PNL sull'insieme del processo di apprendimento.

  • fase a : prima di cominciare

    Ci sono alcune operazioni significative presupposte al processo d'apprendimento nel suo complesso che lo rendono, secondo la PNL, una faccenda di cui i soggetti sono protagonisti in prima persona e di cui hanno l'intera responsabilità. Le operazioni attualmente individuate riguardano quattro aree:
    1. l'individuazione dell'area di possibile apprendimento
    2. la motivazione ad apprendere
    3. la decisione di apprendere
    4. la scelta di dare più o meno attenzione ai contenuti da apprendere
    Tutti questi elementi sono, per la PNL, altrettanti aspetti della struttura soggettiva (la mappa) che è, a sua volta, una struttura sensoriale; e sulla quale la PNL opera al fine di utilizzarla in vista di gestire efficacemente tutti i passaggi preliminari all'apprendimento. In molti casi di insuccesso scolastico, la causa risiede nella convinzione dell'allievo che "prefigura" l'insuccesso stesso. Laddove si é già cominciato ad intervenire, è bastato un breve lavoro sulle "prefigurazioni" dell'allievo perché immediatamente cambiassero sia il suo approccio al lavoro scolastico sia i risultati.

  • fase b: uso dei sistemi di apprendimento iniziale dell'allievo (sistemi primari di elaborazione dell'informazione verbale e non verbale)

    Approfondendo risultati e ricerche di alcune scuole psicologiche, la PNL centra la propria attenzione sui sistemi percettivi e sul loro uso per l'elaborazione delle informazioni verbali e di quelle non verbali: a fronte infatti dell'elevatissima quantità di informazione che perviene ai nostri sensi, solo una piccolissima parte (poche unità) viene rielaborata in modo conscio, mentre la stragrande maggioranza subisce una rielaborazione inconscia.
    D'altra parte l'esperienza pragmatica della PNL ci dice che spesso molte decisioni del nostro operare vengono prese sulla base di dati (stimoli esterni) che sono percepiti solamente dal nostro inconscio.
    Portare alla luce i criteri di selezione operanti in questa fase comporta una comprensione dei meccanismi preposti da ciascuno a questa selezione primaria e l'apertura a possibili ed eventuali modifiche contestuali. (Su queste problematiche è utile fare riferimento agli studi di G.Miller e ai lavori di molti studiosi di ipnosi).
    Anche un lavoro, con la PNL, su questi sistemi di apprendimento, implica ridefinire la struttura programmatoria dell'intervento educativo del docente. Nei lavori di formazione e ricerca attivati con gruppi di docenti sono stati avviati interventi di verifica e controllo della quantità e qualità degli stimoli proposti dal docente in classe.

    nota: molti studi sulla memoria descrivono questa fase come parte del lavoro svolto dalla "memoria a breve o a brevissimo termine o immediata".

  • fase c: Uso delle strategie di apprendimento

    La PNL ha studiato e applicato una metodologia che permette di farsi raccontare (estrarre, elicitare) dalle persone la/le strategia/e (sensorialmente basata/e) utilizzate per apprendere. Lo studio delle strategie permette di verificarne l'efficacia e di sezionarle allo scopo sia di confrontarle tra loro per valutarne l'efficacia e l'efficienza, sia di apportare quei micro-cambiamenti che possono soddisfare l'obiettivo di apprendere. Se è infatti importante avere una strategia di successo rispetto alla soluzione di un problema, è ancora più importante avere una o più meta-strategie che permettano di costruirsi strategie di successo per l'apprendimento.
    Le discipline insegnate sono diverse e l'esperienza di lavoro con la PNL portata avanti fino ad ora ci dice che le persone mettono in atto strategie (sensorialmente basate) a volte uguali e a volte differenti a seconda delle discipline e dell'età della persona; ma che queste non sempre sono efficaci per l'apprendimento.
    Questa è perciò sicuramente una delle aree di possibile intervento e approfondimento da parte dei docenti. In particolare questi ultimi, imparando a formulare domande del tipo "come fai a...?" possono, previa un'efficace indagine, mettersi in condizione di modificare le strategie inefficaci.

    nota: molti studi sulla memoria descrivono questa fase come parte del lavoro svolto dalla "memoria a breve termine".

  • fase d: uso delle strategie di rielaborazione delle informazioni*3 (sistemi di rielaborazione dell'informazione già assunta al fine di ricomporre la propria mappa mentale tramite la differenziazione tra materiale conscio e inconscio e la ridefinizione di alcuni contenuti delle mappe stesse.)

    La rielaborazione del materiale informativo attraverso strategie soggettive permette il passaggio dalla semplice conoscenza di dati (comprensione) a quella loro interiorizzazione che comporta una riorganizzazione (ristrutturazione) della mappa preesistente. A tale proposito la PNL riassegna grande importanza ai fenomeni di imprinting (riprendendoli con Bateson dagli studi sull'etologia) e generalizzandoli anche riguardo alle problematiche educative. E' in questo passaggio che si possono differenziare tra loro le codificazioni linguistica e non linguistica e quelle operate dall'emisfero destro e sinistro. Questa fase corrisponde spesso a ciò che allievo e docente chiamano "studiare".
    Nel lavoro di formazione e di ricerca con gruppi di docenti è emerso che questa è un'area di intervento dove la scuola è quasi sempre assente. Analizzare le strategie degli allievi permette di controllarne l'efficacia e di apportare le modifiche necessarie.

    nota: molti studi sulla memoria descrivono questa fase come parte del lavoro svolto dalla "memoria a lungo termine".

DALL'APPRENDIMENTO AL COMPORTAMENTO ESTERNO

Ancor prima di agire, la persona attraversa altri momenti specifici di lavoro sulla propria mappa:

  • fase e: l'accesso alla propria mappa

    Per la PNL esistono strategie "sensorialmente basate" con le quali le persone compiono una ricerca nella loro mappa.
    Se alcune di queste strategie di accesso e di ricerca divengono dominanti, esse diventano allora caratteri della personalità di una persona perché la orientano a assumere comportamenti identici nei contesti per lei significativi.
    Le strategie influenzano tanto più la persona quanto più sono tra loro collegate; in tal caso la PNL le definisce "Metaprogrammi" perché caratterizzano fortemente la persona nel suo complesso e in determinati contesti. E benchè per la PNL non esistono strategie o Metaprogrammi "più giusti di altri", tuttavia modalità diverse di accesso alle proprie risorse permettono un loro uso più completo e diversificato.
    Molto lavoro di formazione e ricerca è stato fatto su questa fase con gruppi di insegnanti.

  • fase f: la rielaborazione in forma verbale

    La rielaborazione richiede un passaggio chiave che coinvolge entrambi gli emisferi celebrali (destro e sinistro): quello al sottosistema linguistico. Anche quest'ultimo, che appartiene anch'esso alla mappa, è per la PNL un sistema "sensorialmente basato"(e tra l'altro è opportuno qui ricordare che alcune prime applicazioni del "metodo globale" nella scuola elementare sono probabilmente fallite a causa della scarsa attenzione prestata alla percezione "sensorialmente basata" nell'apprendimento della lingua).
    Nel lavoro con i docenti si è posta grande attenzione alla fondamentale distinzione tra vocaboli sensorialmente basati (è possibile una percezione esterna comune a più persone) e vocaboli "non" sensorialmente basati (è possibile solo una percezione interna--> prevale la soggettività). E il riesame, da parte dei docenti, della propria mappa linguistica ha comportato ricadute immediate sull'efficacia dell'insegnamento.

  • fase g: la produzione di un atto comunicativo verbale e non verbale.

    Si compie grazie all'attivazione di una o più strategie che, operando scelte all'interno della mappa linguistica, mettono capo a un costrutto verbale o scritto; ma vengono operate scelte, spesso inconsce, anche all'interno della mappa non verbale (emergono qui i fenomeni di imprinting).
    Analizzando le strategie di valutazione dei docenti, in molti casi si sono evidenziate strategie di opposizione al cambiamento (non accettazione di valutazioni dell'allievo significativamente diverse da quelle effettuate in precedenza).

A CHE PUNTO E' LA RICERCA?

Su tutte le FASI DI APPRENDIMENTO descritte, la PNL ha sviluppato una vasta ricerca applicata; ed è riuscita così a identificare sia le "sottomodalità" che caratterizzano la percezione sensoriale e che sono "i mattoni" con i quali si costruisce una mappa unica ed originale, sia quelle più complesse modalità di aggregazione della mappa che portano all'utilizzo delle strutture linguistiche; (si sta parlando delle capacità, delle credenze e dei valori che si costituiscono attraverso una ristrutturazione della mappa e che presiedono poi ai nostri comportamenti esterni).

LA RELAZIONE

Un'altra area di possibile intervento con la PNL è la relazione docente-allievo e docente-classe, per gestire la quale è opportuno tener presenti gli assiomi della comunicazione di Watzlavick.
Approfondendo i loro contenuti operativi, si evidenzia che ricevere e leggere il feed-back verbale e, a maggior ragione, quello non verbale, è decisivo per scegliere, date le singole situazioni, le strategie di insegnamento più adatte.
I docenti, indipendentemente dalle caratteristiche degli allievi, operano solo sulla base della rappresentazione ("mappa mentale") dei loro allievi. Non che la loro "mappa mentale" non tenga conto anche delle caratteristiche degli allievi (comportamenti esterni); ma esse hanno comunque i tratti della rappresentazione interna del docente. Nel caso, quindi, che tale rappresentazione porti a risultati efficaci dal punto di vista dell'apprendimento, problemi non ce ne sono; anzi: quando ciò avviene, vale la pena di individuare, nella mappa del docente, quali modelli e quali strategie applicate abbiano valore contestuale o transcontestuale. Ma quando invece si verifichi un insuccesso scolastico, è sensato ipotizzare che qualcosa, nella mappa del docente, non abbia funzionato. In tal caso l'unico modo per sapere cosa ‚ successo, è quello di chiederlo all'allievo poiché lui e solo lui può dire cosa e come ha funzionato; ed è solo scoprendo come è accaduto ciò che effettivamente è accaduto, ancorchè in contrasto con le aspettative, che è possibile individuare la differenza che fa la differenza nell'insegnamento.
La capacità di prestare attenzione all'allievo leggendone il feed-back è quindi l'elemento centrale del lavoro in tempo reale del docente: dipende da essa infatti la possibilità di superare le difficoltà non previste nell'insegnamento.
Ma cosa occorre perché tale capacità si dispieghi? In primo luogo la consapevolezza del proprio modo inconscio di operare e poi l'installazione di meta-strategie di controllo (ciò è proprio quel che fanno quei docenti considerati da studenti e colleghi professionisti molto abili e capaci). Per il docente è assai importante conoscere approfonditamente il proprio modo inconscio di operare: attraverso di esso passano tutte le strategie che, pur essendo state efficaci nel passato, non danno tuttavia alcuna garanzia di essere efficaci nel futuro, e che pertanto, nel caso di insuccesso, richiedono di essere modificate e riorganizzate. Per operare in tale direzione è necessario che i docenti:

  1. costruiscano una relazione di fiducia (ciò che la PNL definisce "rapport") con gli allievi.
    Ciò comporta un grande allenamento all'osservazione, alla ricerca del feed-back, alla sospensione del giudizio e alla comprensione che la raccolta delle informazioni deve servire unicamente a migliorare l'efficacia e l'efficienza del proprio lavoro.
  2. usino le tecniche linguistiche che la PNL ha sviluppato e che permettono di "entrare" nella mappa dell'altro. (il Metamodello, il Milton Model, il Linguaggio metaforico, sono gli strumenti di lavoro della PNL per facilitare l'elicitazione delle modalità e dei principi con cui opera una mappa).
Ecco cosa scrive una docente a proposito degli effetti del lavoro di formazione e ricerca-azione attuato nel corso di un anno scolastico : "La PNL mi ha innanzitutto consentito una maggiore conoscenza di me stessa: sto imparando che ci sono più modi di vedere la realtà, di vivere un episodio della propria vita. E' importante non subire, non sentirsi vittima delle situazioni, ma vedere , sentirsi in grado di

con la realtà, approfondendone la conoscenza (spesso, perché no?, divertendosi). Per quanto riguarda la classe, colgo in misura maggiore (rispetto al passato) i "perché" di determinati comportamenti. Pongo quindi l'accento sul bambino, sulle sue modalità di apprendimento, conscia che ognuno apprende con proprie strategie... Mi è sembrato importante presentare un argomento in modi diversi e usando più strategie in sintonia con le preferenze sensoriali dei miei allievi... Ho comunque ottenuto discreti progressi (merito della PNL?): la classe è molto attiva a livello orale; è migliorata la produzione di testi scritti che appare più ricca gli alunni scrivevano soltanto le azioni più banali...) ...Se si vogliono ottenere buoni risultati, occorre convincere gli alunni che sono capaci di eseguire lavori complessi .."

ALCUNE CONCLUSIONI

E' solo in questi ultimi anni che, con l'avvicinarsi di alcuni docenti alla PNL, hanno cominciato ad attivarsi degli interventi significativi sia per i docenti sia per gli allievi, e con ottimi risultati. Tutto quanto descritto fino ad ora tende a mettere in evidenza alcune delle piccole cose che si possono ottenere con la PNL, ma altre ancora se ne potranno ottenere se molti più docenti cominceranno ad usare la PNL nel proprio lavoro.
La gestione della classe, l'interazione docente-allievo in un percorso veramente individualizzato, richiedono un percorso formativo che porti prioritariamente il docente a conoscere sé, i propri punti forti e deboli relativamente alle proprie modalità di operare. E' con la scoperta delle proprie modalità di insegnamento, con l'aiuto del modello PNL, che possiamo avere accesso alla struttura intima della nostra mappa e possiamo mettere in atto tutti quegli interventi di ristrutturazione che ci permettono di produrre interventi efficaci ed efficienti.
La PNL, esplorando con il suo approccio pragmatico il mondo della comunicazione tra persone e quello all'interno della persona, incontra sia l'aspetto relazionale sia quello della costruzione di conoscenza in quanto "mappa mentale". I campi di applicazione sul versante psicopedagogico e dell'insegnamento possono quindi diventare particolarmente significativi per la ricerca/costruzione di modelli di rappresentazione del territorio dell'apprendimento e dell'insegnamento e che producano quella "VARIETA' NECESSARIA" utile a esplorare più alternative al fine di conseguire gli obiettivi di apprendimento nel modo più efficace ed efficiente per l'allievo.

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